12:54 Quel minuto di silenzio collettivo contro «l’indifferenza che uccide»
« E’ la prima volta che Piacenza fa rete per questo omaggio» (Nadia Pompini)
Federica Duani
|1 mese fa

Ieri, al centro della sala del Consiglio provinciale, c’era una sedia vuota coperta da un drappo rosso: rappresentava tutte le donne vittime di femminicidio. Donne che, come tutte le vittime di violenza di genere, non possono più osservare nessun minuto di silenzio. Al palazzo della Provincia di Piacenza ieri- in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne- lo hanno rispettato forze dell’ordine, Comuni, associazioni, Consulta degli Studenti. E alle ore 11 c’era silenzio anche in tutte le scuole piacentine, di ogni ordine e grado, che hanno aderito alla proposta di Provincia e Consulta degli Studenti, veicolata in una nota anche dall’Ufficio Scolastico Provinciale. «È la prima volta in assoluto in cui Piacenza fa rete per osservare un minuto di silenzio il 25 novembre. Un grazie a chi ha accolto e diffuso la nostra proposta: oggi abbiamo lanciato un sasso per vedere i cerchi allargarsi», ha detto Nadia Pompini, consigliera provinciale con delega alle Pari Opportunità. Pompini ha moderato il tavolo organizzato dalla Provincia di Piacenza, illustrando i risultati del questionario predisposto dalla Provincia e somministrato a 46 Comuni, pensato per identificare aree a rischio e necessità operative. Tra i temi emersi anche l’educazione alla sessualità nelle scuole: «Si tratta di formare emozioni e relazioni. Se le diamo per scontate, rischiamo di costruire senza fondamenta», ha detto il vescovo Adriano Cevolotto. Rischiamo di costruire con quell’«indifferenza che uccide», ha detto l’avvocata penalista Barbara Iannuccelli, presidente regionale di Penelope Italia Odv. Iannuccelli ha ricordato alcuni casi drammatici, dalla scomparsa di Elisa Claps ai femminicidi di Giulia Cecchettin e Giulia Tramontano: «L’80% delle volte in cui una donna scompare, è per mano di chi dice di amarla». La lotta va fatta per rivoluzionare la cultura? «No – ha affermato Iannuccelli – . Bisogna insegnare a non usare la violenza come atto risolutivo». Rosa Spiezia prova ad insegnarlo ai suoi due figli maschi, perché «se riesco a crescere due Uomini, molte donne non avranno più bisogno di celebrare il 25 novembre». Lo ha affermato in una sala muta: «Avevo diciassette anni, era piena mattina e il pullman era affollato. Sono stata vittima di violenza – ha raccontato Spiezia, in rappresentanza di Ugl Piacenza – . Ciò che tengo a mente è: non è stata colpa mia, non ho iniziato io un gioco che non ho chiesto. Denunciai perché non si ripetesse più». Si evocava umanità. La prefetta di Piacenza Patrizia Palmisani ha richiamato la Convenzione di Istanbul, esortando ad «una convinzione profonda della parità di genere». Sono intervenuti, oltre alla consigliera provinciale di Parità Venera Tomarchio, anche Anna Gallazzi, vicepresidente del centro antiviolenza “La Città delle Donne”, Giovanna Palladini per la Fondazione di Piacenza e Vigevano, rappresentanti del Comune di Piacenza, dell’Ausl, della Croce Rossa. Infine, il messaggio lanciato dalla presidente della Provincia Monica Patelli «Tutti noi, istituzioni e privati cittadini, siamo piccole sentinelle sul territorio».

