Bobbio e Pavia unite dal re che mise in salvo le spoglie di Agostino
Il longobardo Liutprando ne riscattò le ossa per sottrarle ai saraceni e sostenne l’abbazia in cui i monaci ne tramandavano le opere

Giacomo Nicelli
|4 mesi fa

La cassetta (VIII sec.) con le reliquie di Agostino in San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia
Domani pomeriggio papa Leone XIV visiterà la basilica di San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia e pregherà davanti all’arca gotica che racchiude l’urna d’argento con le ossa di sant’Agostino. Per Robert Francis Prevost, agostiniano che fin dall’inizio del pontificato si è definito «figlio di sant’Agostino», non è una tappa qualsiasi: è uno dei luoghi simbolo del suo Ordine, affidato alla cura dei confratelli. Ma forse pochi sanno che dietro la presenza di quei resti nella città sul Ticino c’è la figura di Liutprando, re dei Longobardi dal 712 al 744, che lasciò un’impronta profonda anche nell’abbazia di San Colombano di Bobbio.
Secondo la cronaca di Paolo Diacono, il sovrano viene a sapere che le reliquie del vescovo di Ippona - trasferite secoli prima dall’Africa alla Sardegna per sottrarle alle invasioni vandaliche - sono nuovamente minacciate, questa volta dalle incursioni saracene. Decide così di riscattarle pagando una somma ingente e di trasferirle nella capitale del regno, nella chiesa di San Pietro in Ciel d’Oro, da lui restaurata e scelta per la sua stessa sepoltura.
L’operazione ha un significato religioso, ma anche politico: portare a Pavia le reliquie del più autorevole dottore della Chiesa latina ne accresce il prestigio nel mondo cristiano.


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