Roma e misteri in Roots in the Sky The Hand of Glory 2
Un genere per certi versi nostalgico, popolare negli anni ‘90, realizzato dagli sviluppatori italiani di Madit Entertainment e Daring Touch
Francesco Toniolo
|3 giorni fa

La copertina del videogioco
Il 26 agosto è stato pubblicato Roots in the Sky – The Hand of Glory 2, un videogioco realizzato dagli sviluppatori italiani di Madit Entertainment e Daring Touch. Ci troviamo davanti a un’avventura grafica, un genere per certi aspetti nostalgico, che ha avuto il suo picco di popolarità negli anni ’90. Da allora ha perso un po’ di centralità, ma continua ad avere diverse nicchie di appassionati. Per chi non sapesse di cosa si sta parlando, sono dei videogiochi in cui bisogna risolvere enigmi e seguire una storia raccogliendo oggetti e dialogando con vari personaggi, seguendo un ritmo piuttosto lento e rilassato, lontano dall’azione frenetica. Tra i suoi esponenti di punta c’è sicuramente la serie Monkey Island, con le bizzarre avventure del pirata Guybrush Threepwood, ma c’è anche Broken Sword, ambientata nel presente, in cui vengono mescolati eventi storici e mito, in una storia che ricorda un po’ il Codice da Vinci (ma uscita anni prima di quest’ultimo).

È proprio a giochi come Broken Sword che guardano i due The Hand of Glory, come punto di riferimento principale. Anche in queste due avventure abbiamo infatti un detective contemporaneo, alle prese con un mistero che si muove tra realtà e finzione. Un mistero che ci porta in giro per il mondo, senza escludere l’Italia. Nel primo The Hand of Glory – che fu pubblicato nel 2020 – le indagini ci portavano in Romagna e più precisamente nell’iconico e stupendo comune di San Leo. Oltre a essere un’apprezzata località turistica, San Leo è anche legata a varie tradizioni esoteriche, soprattutto grazie alla figura del Conte di Cagliostro, il celebre alchimista condannato per eresia. Il luogo ideale per chiudere un’avventura basata sull’esoterismo, evocato già dal titolo del videogioco stesso: The Hand of Glory è infatti la “mano della gloria”, l’arto disseccato di un impiccato, che secondo gli occultisti avrebbe conferito grandi poteri magici.
Dopo le sue disavventure a San Leo, il protagonista del gioco (che si chiama Lazarus Bundy) si è trasferito a Roma, dove trascorre cinque anni relativamente tranquilli, nell’anonimato, finché un misterioso omicidio gli fa capire di essere ancora in pericolo. È qui che inizia la storia di Roots in the Sky – The Hand of Glory 2, in una Roma sfaccettata e multiforme, in cui si alternano esoterismo, cafonaggine, mistero e simpatia. C’è molta personalità non solo nei vari individui che si incontrano (tra cui qualche “coatto” e un’anziana hippie molto distratta) ma anche nei luoghi selezionati, che alternano famose località turistiche con appartamenti privati, vicoli e stazioni metropolitane. Questa è solo la prima tappa di un lungo viaggio che, nel corso dell’avventura, porterà nuovamente il protagonista in giro per il mondo.
Per chi non avesse giocato il primo The Hand of Glory, è comunque possibile comprendere la storia di Roots in the Sky. All’inizio di Roots in the Sky viene fornito un riassunto delle precedenti avventure di Lazarus Bundy, per acquisire il background necessario. C’è anche un breve tutorial iniziale con Bundy da bambino, che ci aiuta a entrare ancor più in confidenza con lui e con il suo passato, anche se lo vediamo per la prima volta. Roots in the Sky – The Hand of Glory 2 è acquistabile in versione PC (tramite le piattaforme Steam e GOG) a 18,99 euro.
Dopo le sue disavventure a San Leo, il protagonista del gioco (che si chiama Lazarus Bundy) si è trasferito a Roma, dove trascorre cinque anni relativamente tranquilli, nell’anonimato, finché un misterioso omicidio gli fa capire di essere ancora in pericolo. È qui che inizia la storia di Roots in the Sky – The Hand of Glory 2, in una Roma sfaccettata e multiforme, in cui si alternano esoterismo, cafonaggine, mistero e simpatia. C’è molta personalità non solo nei vari individui che si incontrano (tra cui qualche “coatto” e un’anziana hippie molto distratta) ma anche nei luoghi selezionati, che alternano famose località turistiche con appartamenti privati, vicoli e stazioni metropolitane. Questa è solo la prima tappa di un lungo viaggio che, nel corso dell’avventura, porterà nuovamente il protagonista in giro per il mondo.
Per chi non avesse giocato il primo The Hand of Glory, è comunque possibile comprendere la storia di Roots in the Sky. All’inizio di Roots in the Sky viene fornito un riassunto delle precedenti avventure di Lazarus Bundy, per acquisire il background necessario. C’è anche un breve tutorial iniziale con Bundy da bambino, che ci aiuta a entrare ancor più in confidenza con lui e con il suo passato, anche se lo vediamo per la prima volta. Roots in the Sky – The Hand of Glory 2 è acquistabile in versione PC (tramite le piattaforme Steam e GOG) a 18,99 euro.

UNA LUNGA STORIA DI AVVENTURE GRAFICHE
L’Italia è sempre stata ricca di avventure grafiche, quei videogiochi “punta-e-clicca” in cui bisogna risolvere un mistero combinando oggetti e dialogando con bizzarri individui. Se si osservano i titoli prodotti nel corso degli anni dai team italiani, ci si rende conto che molti di loro hanno frequentato spesso questo genere, con alcuni picchi durante certi periodi storici (il decennio 2010-2020 è stato molto ricco, per esempio). Ci sono almeno due ragioni, dietro al gran numero di avventure grafiche italiane. La prima è di carattere produttivo. Questi videogiochi possono essere realizzati anche da un piccolo team, con risorse contenute, cosa che ben rappresenta la maggior parte degli studi attivi sul territorio, dove al fianco di pochi “big” si trova una costellazione di realtà con fondi limitati.
Non escludo però, come seconda ragione, anche quello che è una sorta di lascito del passato, derivante dai primi giochi di questo genere che vennero pubblicati in Italia. Come la storica Avventura nel castello (1982) di Enrico Colombini e Chiara Tovena. Un’avventura testuale, non ancora “grafica”, che inizialmente era venduta in un singolo negozio di Brescia, dentro a una confezione artigianale. Una cosa che oggi sembra impensabile. Venne poi distribuito dalla J.Soft su più larga scala e oggi è liberamente giocabile sul browser, in una versione di Federico Volpini, realizzata con l’autorizzazione dei creatori originari. In questa storia, il nostro protagonista giunge in un castello nei pressi del lago di Loch Ness, evitando trappole e altri pericoli. È peraltro curioso che un altro di questi videogiochi sia sempre legato al celebre lago scozzese, visto che qualche anno più tardi sarebbe arrivato anche Mystere: Fuga Dal Castello di LockNess (1990) dei fratelli Orofino, Gianluca e Giuseppe. In questa avventura pubblicata dalla Genias bisognava risolvere una serie di misteri per ottenere la cospicua eredità dello zio, lungo un viaggio che conduce il protagonista sulle tracce del mostro di Loch Ness. Come si sarà notato, la località è scritta in maniera differente nel titolo del gioco, cosa che a quanto pare non fu un errore ma una precisa scelta. Parlando sempre di curiosità terminologiche, dubito che oggi Avventura 1 (1984) di Alessandro Castellari verrebbe etichettato come un’avventura testuale, a dispetto del suo titolo. Siamo invece davanti a una sorta di proto-GDR videoludico, uno dei primi esperimenti in cui si tentava di trasporre il sistema del gioco di ruolo (GDR, per l’appunto) visto in Dungeons & Dragons.
L’Italia è sempre stata ricca di avventure grafiche, quei videogiochi “punta-e-clicca” in cui bisogna risolvere un mistero combinando oggetti e dialogando con bizzarri individui. Se si osservano i titoli prodotti nel corso degli anni dai team italiani, ci si rende conto che molti di loro hanno frequentato spesso questo genere, con alcuni picchi durante certi periodi storici (il decennio 2010-2020 è stato molto ricco, per esempio). Ci sono almeno due ragioni, dietro al gran numero di avventure grafiche italiane. La prima è di carattere produttivo. Questi videogiochi possono essere realizzati anche da un piccolo team, con risorse contenute, cosa che ben rappresenta la maggior parte degli studi attivi sul territorio, dove al fianco di pochi “big” si trova una costellazione di realtà con fondi limitati.
Non escludo però, come seconda ragione, anche quello che è una sorta di lascito del passato, derivante dai primi giochi di questo genere che vennero pubblicati in Italia. Come la storica Avventura nel castello (1982) di Enrico Colombini e Chiara Tovena. Un’avventura testuale, non ancora “grafica”, che inizialmente era venduta in un singolo negozio di Brescia, dentro a una confezione artigianale. Una cosa che oggi sembra impensabile. Venne poi distribuito dalla J.Soft su più larga scala e oggi è liberamente giocabile sul browser, in una versione di Federico Volpini, realizzata con l’autorizzazione dei creatori originari. In questa storia, il nostro protagonista giunge in un castello nei pressi del lago di Loch Ness, evitando trappole e altri pericoli. È peraltro curioso che un altro di questi videogiochi sia sempre legato al celebre lago scozzese, visto che qualche anno più tardi sarebbe arrivato anche Mystere: Fuga Dal Castello di LockNess (1990) dei fratelli Orofino, Gianluca e Giuseppe. In questa avventura pubblicata dalla Genias bisognava risolvere una serie di misteri per ottenere la cospicua eredità dello zio, lungo un viaggio che conduce il protagonista sulle tracce del mostro di Loch Ness. Come si sarà notato, la località è scritta in maniera differente nel titolo del gioco, cosa che a quanto pare non fu un errore ma una precisa scelta. Parlando sempre di curiosità terminologiche, dubito che oggi Avventura 1 (1984) di Alessandro Castellari verrebbe etichettato come un’avventura testuale, a dispetto del suo titolo. Siamo invece davanti a una sorta di proto-GDR videoludico, uno dei primi esperimenti in cui si tentava di trasporre il sistema del gioco di ruolo (GDR, per l’appunto) visto in Dungeons & Dragons.

Nell’immaginario di molti giocatori dell’epoca si impressero anche le avventure di Simulmondo, una tra le più famose software house italiane del periodo, per cui lavorarono anche i citati Orofino, i quali avrebbero anche dovuto realizzare un’avventura intitolata Rimini Mare Azzurro, che non fu mai portata a termine (e forse nemmeno mai iniziata). Furono invece completati diversi videogiochi legati a volti noti del fumetto, tra cui Dylan Dog e Tex, celebri personaggi della Sergio Bonelli Editore. Non erano tutte avventure grafiche e non erano tutti dei buoni videogiochi, ma a loro modo contribuirono a creare un immaginario condiviso, anche nei casi in cui furono più citati che effettivamente giocati. Al loro fianco bisogna anche ricordare le opere della DynaByte, come per esempio The Big Red Adventure e Tequila & Boom Boom, entrambe uscite nel 1995. Il primo era il seguito del preesistente Nippon Safes Inc del 1992, da cui riprendeva i protagonisti per portarli in una Russia post-sovietica minacciata dal piano del malvagio Dottor Virago. Il secondo ci portava invece in un selvaggio West popolato da animali antropomorfi, simili a quelli di tanti cartoni animati. La storia segue i classici canoni del genere, con l’eroico avventuriero solitario (la lince Tequila) che salva la cittadina di turno da un prepotente (il perfido Mr. Vyle), con una storia romantica a condire il tutto. Sono tra i videogiochi italiani di quel periodo che ebbero un discreto successo anche all’estero, perlomeno in Europa.
Come spesso accade, è anche grazie a questo passato se poi sono arrivate nei decenni successivi tante avventure grafiche molto apprezzate, come The Wardrobe di C.I.N.I.C. Games, Detective Gallo di Footprints, i vari Chronicle of Innsmouth di PsychoDev, The Hand of Glory di Madit Entertainment e tanti altri, usciti nell’ultimo decennio.
Come spesso accade, è anche grazie a questo passato se poi sono arrivate nei decenni successivi tante avventure grafiche molto apprezzate, come The Wardrobe di C.I.N.I.C. Games, Detective Gallo di Footprints, i vari Chronicle of Innsmouth di PsychoDev, The Hand of Glory di Madit Entertainment e tanti altri, usciti nell’ultimo decennio.
_Francesco Toniolo

