Ian Anderson: «La storia dei Jethro Tull è straordinaria, vive ancora e lo farà anche in futuro»
Una chiacchierata con il leader della band, dopo il trionfo estivo a Pistoia Blues, cullati da alcuni bei ricordi nel Piacentino
Eleonora Bagarotti
|6 ore fa

Ian Anderson in concerto nel dicembre 2011 nella basilica di San Sisto - © Libertà/Prospero Cravedi
Piacenza ha applaudito Ian Anderson in due momenti che hanno entusiasmato i tanti fan dei Jethro Tull. Era il 2011 quando il cantautore dapprima tenne un concerto al mitico Fillmore di Cortemaggiore, dove propose alcuni tra i più celebri successi della band in chiave elettroacustica, e poi, due mesi dopo, suonò nella suggestiva e storica basilica di San Sisto per il Gospel Fest. Il primo concerto fu realizzato grazie al piacentino Mariano Freschi, grande collezionista e appassionato di musica rock, con la sua associazione Children in Time. Il secondo appuntamento, che vide il leader dei Jethro Tull introdotto dal musicista, scrittore e traduttore Seba Pezzani, fu organizzato dalla cooperativa Fedro. Nell’occasione, Anderson si esibì con Patrizia Laquidara e con Andrea Griminelli. Con quest’ultimo, noto flautista, si spese in dialoghi traversi virtuosi e melodici, rivelando - come già aveva fatto al Fillmore - innuverevoli e soprendenti sfumature in alcuni classici dei Jethro Tull. Da “Bourée” ad “Aqualung”, “Up to me” e “Locomotive breath”; da “Budapest” (da Crest of a Knave, 1987) a “Wond'ring again” del 1970 e “Up the pool” (dall’Ep Life is a long song del 1971) . C’erano anche tanti titoli del mitico “Thick as a brick” del 1972, senza scordare alcuni passaggi attraverso la produzione solista di Anderson.

Fatta questa premesssa - sperando di suscitare in tanti lettori piacentini bellissimi ricordi - bisogna dire che, a distanza di 15 anni da quel 2011 nel Piacentino, un concerto dei Jethro Tull al Pistoia Blues festival ha saputo entusiasmare un foltissimo pubblico, che ha riempito di cori e applausi la splendida Piazza del Duomo.
Enigmatico come sempre, musicista eccelso la cui “scuola” ed esperienza fanno da combustibile energetico che ruota attorno a tutto il gruppo, e forte di canzoni meravigliose e senza tempo, Ian Anderson è sicuramente un Maestro. Per favore, non chiamatelo “folletto”: sarebbe riduttivo. Lui ha portato il flauto traverso nel mondo del rock, creando atmosfere surreali e Art Nouveau, attingendo alla Classica e alle sonorità orientaleggianti. I Jethro Tull, simbolo del Progressive britannico, anche in Italia gode di un seguito molto ampio (oltre alla pagina ufficiale, sui social vi sono numerosi gruppi interessanti, tra i quali spicca il Jethro Tull Italian Community). A Pistoia ha fatto una tappa estiva del Curiosity Tour, presentazione dal vivo dell’ultimo album Curious Ruminant. In scena l’ex tastierista Andrew Giddings e il batterista James Duncan con gli attuali membri del gruppo David Goodier, John O’Hara, Scott Hammond e la new entry chitarristica Jack Clark. Il gruppo ha infatti subito diversi cambiamenti nel corso del tempo.
Enigmatico come sempre, musicista eccelso la cui “scuola” ed esperienza fanno da combustibile energetico che ruota attorno a tutto il gruppo, e forte di canzoni meravigliose e senza tempo, Ian Anderson è sicuramente un Maestro. Per favore, non chiamatelo “folletto”: sarebbe riduttivo. Lui ha portato il flauto traverso nel mondo del rock, creando atmosfere surreali e Art Nouveau, attingendo alla Classica e alle sonorità orientaleggianti. I Jethro Tull, simbolo del Progressive britannico, anche in Italia gode di un seguito molto ampio (oltre alla pagina ufficiale, sui social vi sono numerosi gruppi interessanti, tra i quali spicca il Jethro Tull Italian Community). A Pistoia ha fatto una tappa estiva del Curiosity Tour, presentazione dal vivo dell’ultimo album Curious Ruminant. In scena l’ex tastierista Andrew Giddings e il batterista James Duncan con gli attuali membri del gruppo David Goodier, John O’Hara, Scott Hammond e la new entry chitarristica Jack Clark. Il gruppo ha infatti subito diversi cambiamenti nel corso del tempo.

Ricordiamo che i Jethro Tull debuttarono nel 1968 al Marquee Club di Londra, conquistando subito un grande successo e partecipando a importanti Festival. La formazione originale era composta da Anderson, Cornick, Bunker e Abrahams, quest’ultimo poi sostituito con Martin Barre.
«È vero, il gruppo ha subito diverse trasformazioni, ma ciò che resta sono le belle canzoni - spiega Anderson, che abbiamo incrociato per le vie della città toscana, ormai familiare a lui e alla band -. Non mi dispiace interfacciarmi con nuovi musicisti, l’ho fatto spesso anche come solista. Ci sono brani del repertorio della band che sono pietre miliari, lo sono ancora oggi. Lo sento ogni volta che li riproponiamo al pubblico. E anche se, in scaletta, inseriamo qualche titolo recente, l’affetto dello stesso pubblico lo percepiamo dal fatto che quasi tutti conoscono già le parole»!
«È vero, il gruppo ha subito diverse trasformazioni, ma ciò che resta sono le belle canzoni - spiega Anderson, che abbiamo incrociato per le vie della città toscana, ormai familiare a lui e alla band -. Non mi dispiace interfacciarmi con nuovi musicisti, l’ho fatto spesso anche come solista. Ci sono brani del repertorio della band che sono pietre miliari, lo sono ancora oggi. Lo sento ogni volta che li riproponiamo al pubblico. E anche se, in scaletta, inseriamo qualche titolo recente, l’affetto dello stesso pubblico lo percepiamo dal fatto che quasi tutti conoscono già le parole»!

Inevitabile, a questo punto, far scivolare il discorso sull’audience italiana. «Per noi è sempre stato un pubblico meraviglioso. Pistoia Blues ci ha ospitati diverse volte, nel corso degli anni, ed è un festival meraviglioso. Ci troviamo molto bene, penso proprio che torneremo, se ne avremo l’occasione». Intanto, è stato ristampato il Best Of dei Jethro Tull per il 50° anniversario di M.U. «Abbiamo lavorato sul suono, grazie alle nuove tecnologie. Non ci è voluto molto perché, in realtà, abbiamo mantenuto una certa fedeltà alle sonorità originali. Certo, però, è interessante migliorarle... in questo modo, un po’ come quando le suoniamo dal vivo, le canzoni appartengono non solo al passato, ma al futuro. La storia non va rinnegata, ma tramandata. E penso che tutta la storia musicale dei Jethro Tull sia davvero straordinaria». Ian appare in perfetta salute, di certo non ha l’aria di chi ha voglia di appendere il flauto al chiodo. Si vede subito, e lui conferma. «Quando abbiamo iniziato, come molte altre band alla fine degli anni Sessanta, non avrei immaginato di intraprendere una carriera tanto lunga. Ma è stato un regalo, una scelta, una conquista... mi piace! La musica è qualcosa che nasce dentro di te e ti fa rinascere e crescere ogni volta. È giusto che continui a vivere dentro e fuori di te sino all’ultimo giorno. Questo è ciò che mi auguro e spero tantissimo che quel giorno non arrivi tanto presto».


