Quando Piacenza votò la Repubblica, “Ci fu consenso ma non plebiscito”
Furono 98.991 i voti totali contro i 65.457 espressi a favore della monarchia
Redazione
|4 mesi fa

di Marco Cavallari
Ottant’anni fa anche Piacenza scelse la Repubblica. Il verdetto del 2 giugno 1946, nel referendum sulla forma costituzionale, disse: alla Repubblica il 60,12 dei voti e alla Monarchia il 39,88. Una differenza di venti punti alle urne di città e provincia. In Italia il responso fu di 54,28 per la scelta repubblicana e di 45,72 per la scelta monarchica: una differenza inferiore rispetto a quella piacentina.
Libertà di allora mise nel titolo di prima pagina il dato nazionale. Con queste parole: “Il 54 per cento ha optato per la forma repubblicana”. Era il 6 giugno e quel “ha optato” mostra lo stile sobrio dell’epoca: diverso dai giornali di oggi. Sotto erano riportati i dati comunicati il giorno prima a Roma dal ministro dell’Interno, Giuseppe Romita. Per la Repubblica avevano votato oltre 12 milioni di italiani e per la Monarchia oltre 10 milioni: due milioni di voti di differenza.
Il quotidiano di Piacenza, sotto il titolo a tutta pagina (nel sommario), aggiunse: “Sabato proclamazione ufficiale dell’esito del referendum”. Il sabato dopo, 10 giugno, era infatti fissata l’adunanza pubblica della Corte di Cassazione sull’esito della consultazione. Ma il controllo dei giudici portò solo a ritoccare alcuni numeri. Proclamazione o non proclamazione, la sostanza era già emersa ed era chiara: aveva vinto la Repubblica e aveva perso la Monarchia.
I numeri definitivi sul voto, slittati al 18 giugno, avrebbero detto che, tra città e provincia, due terzi degli elettori piacentini avevano scelto l’Italia repubblicana, mentre il restante terzo voleva l’Italia monarchica.

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