All'Adunata di Rimini alpino piacentino ritrova l'amico dopo 43 anni
Redazione Online
|4 anni fa

Al telefono, sotto, li si sente ancora cantare, anche se è già il tempo di tornare a casa, “Colleri u canta”. La vita da Rimini – adunata 2022 – sembra ancora una schietta canzone popolare. Tante le immagini che si portano a casa le cinquecento Penne nere partite dal Piacentino, letteralmente da ogni paese, anche da Ottone: l’alpino Claudio Segalini di Podenzano è sceso di corsa dal pullman, davanti all’albergo, e ha abbracciato l’amico Antonio Maffione, il suo sergente, che non vedeva da 43 anni. “Eravamo insieme a Carnia nel 1979, battaglione logistico Julia”, spiega emozionato. “Grazie a Facebook ci siamo messi in contatto e ritrovati qui a Rimini”. Ma non è finita qui. Qualcuno si commuove, al pari degli alpini di Bergamo, al pensiero delle vittime del Covid, di tutto quello che ciascuno ha dovuto attraversare in due anni dove l’adunata è mancata tantissimo e ora ha ancora più significato e valore. “Gli alpini si sono distinti anche nella pandemia, e vedere oggi sfilare il generale Francesco Paolo Figliuolo, tra gli applausi di riconoscenza, ci ha commossi tutti”, dice Giovanni Piazza, che era lì con il cappello del nonno, Gino Troglio, classe 1913. Piazza, come presidente di “Piacenza nel mondo”, ha incontrato anche i piacentini arrivati dall’estero, come Marcelo Carrara dall’Argentina, ma anche amici da Londra e New York, alpini sempre, anche oltre oceano.

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