L'ex Lyons Aristide Barraud lascia il rugby: "Troppo pericoloso continuare"
Redazione Online
|9 anni fa

Era un giocatore molto promettente Aristide Barraud, francese di Saint Claud, mediano di apertura che dopo aver lasciato un ottimo ricordo tra i Lyons piacentini ha vestito i colori del Mogliano.
A fermare i suoi sogni è stato l’imponderabile. La sera del 13 novembre 2015, Aristid insieme agli amici e alla sorella attendeva in coda davanti al ristorante Petit Cambodge di Parigi quando il terrore globale fece irruzione sconvolgendo una nazione e il mondo intero. Un uomo armato scese da un’auto e aprì il fuoco ferendo il talentuoso rugbista al polmone e al piede.
Il mondo sportivo si strinse attorno a lui che, caricato dalle manifestazioni di affetto, bruciò le tappe per tornare a giocare. Continuare però, è troppo pericoloso e in una lettera, Aristide Barraud ha annunciato l’addio al rugby. Ecco uno stralcio:
“Il rugby mi ha salvato la vita, l’idea di tornare a giocare mi ha salvato la vita. Mi ha tenuto lontano anche dall’incubo della follia. Però adesso devo ascoltare quello che il mio corpo mi sta dicendo da tempo, sono arrivato al limite e non intendo più oltrepassarlo. Tornerò, sicuramente tornerò, perché questo sport è la mia vita, ma lo farò quando starò davvero bene e potrò dare il meglio di me stesso per gli altri”.
A fermare i suoi sogni è stato l’imponderabile. La sera del 13 novembre 2015, Aristid insieme agli amici e alla sorella attendeva in coda davanti al ristorante Petit Cambodge di Parigi quando il terrore globale fece irruzione sconvolgendo una nazione e il mondo intero. Un uomo armato scese da un’auto e aprì il fuoco ferendo il talentuoso rugbista al polmone e al piede.
Il mondo sportivo si strinse attorno a lui che, caricato dalle manifestazioni di affetto, bruciò le tappe per tornare a giocare. Continuare però, è troppo pericoloso e in una lettera, Aristide Barraud ha annunciato l’addio al rugby. Ecco uno stralcio:
“Il rugby mi ha salvato la vita, l’idea di tornare a giocare mi ha salvato la vita. Mi ha tenuto lontano anche dall’incubo della follia. Però adesso devo ascoltare quello che il mio corpo mi sta dicendo da tempo, sono arrivato al limite e non intendo più oltrepassarlo. Tornerò, sicuramente tornerò, perché questo sport è la mia vita, ma lo farò quando starò davvero bene e potrò dare il meglio di me stesso per gli altri”.
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