"Abitare l'immaginario", la mostra dove l'arte si fa inclusione e terapia
A Fuori luogo arte la mostra mostra curata da Simona Olivieri e Veronica Cavalloni visitabile fino al 30 giugno

Marco Vincenti
|5 mesi fa
«L'arte è l'estremo rifugio, l'ultima delle abitazioni prima del dissolvimento e rappresenta un elemento estremamente prezioso». Basta questa frase dello psichiatra e psicoterapeuta Giovanni Smerieri per definire l'importanza e la valenza dei percorsi di arte-terapia promossi dall'associazione "Fuori serie".
La ceramica di Sabrina Inzaghi, i nuovi mondi di Giulio Mezzapelle, le città di Fabrizio Molinario, il viaggio tra arte e fragilità di Livio Pasquali e gli ecosistemi fantastici di Matteo Scaravaggi. Insieme provano ad "abitare l’immaginario" nella mostra realizzata con il sostegno della Fondazione di Piacenza e Vigevano a "Fuori luogo Arte".
Una mostra – visitabile fino al 30 giugno - dove l’arte si fa terapia, inclusione e futuro.
La mostra «Abitare l’immaginario» esplora infatti le forme in cui l’arte contemporanea e pratiche più autonome si incontrano per dare vita a mondi interiori. Non si tratta di semplice rappresentazione, ma di costruzione di spazi da abitare, soglie tra reale e visione, luoghi in cui l’immaginazione diventa esperienza concreta e condivisibile. Ogni opera si propone come dispositivo di osservazione, riflessione e partecipazione, uno spazio in cui l’atto creativo si fa forma di vita.
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