Val d’Arda: le squadre di caccia collettiva e braccata chiedono risposte
Redazione Online
|1 anno fa

In val d’Arda le squadre di caccia collettiva e braccata, in azione per il depopolamento dei cinghiali in provincia così da fermare la diffusione della peste suina africana, chiedono risposte. A farsi portavoce è Andrea Bonfanti, a capo della squadra mobile di Lugagnano, che evidenzia come tra collina e montagna siano oltre quaranta cacciatori, fermi a causa dell’ ultima ordinanza, la numero 5 del 2024: “Non ci permette più di lavorare con efficacia: i vincoli implicano una girata con un massimo di 15 persone per unità e 3 cani, necessariamente con brevetto di abilitazione”.
Alla polizia provinciale hanno richiesto deroghe, ad oggi senza risposta: vorrebbero operare nel numero giusto a soddisfare equilibri umani e tecnici e con i loro cani, non per forza abilitati.
La volontà è quella di tornare operativi al più presto, soprattutto per favorire la prevenzione dei rischi di contagio e la diffusione della Psa e mantenere la situazione che, riferiscono, è attualmente confortante. Resta una preoccupazione accesa per la predazione dei cani da parte dei lupi. «Entriamo nei boschi, e non sappiamo se torneremo a casa con loro: ci aspettiamo che vengano strutturati piani di controllo. Che non vuol dire uccidere i lupi, ma adottare misure di prevenzione anche nell’allevamento e nella caccia, come già è per l’agricoltura».
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