Degrado al bivacco Sacchi, il Cai: «Basta, serve rispetto»
Fuoco acceso all’interno, trovati avanzi di cibo e bottiglie rotte. La struttura è un riparo per l’emergenza in montagna

Nicoletta Marenghi
|4 mesi fa

Il bivacco Sacchi con l’istruttore Cai Maurizio Malchiodi, il presidente Claudio Faimali e Lucio Calderone, fondatore della Scuola di alpinismo Bruno Dodi
Aprendo la porta del bivacco Sacchi, i soci del Club Alpino Italiano si sono trovati davanti una scena sconfortante: sporcizia ovunque, bottiglie rotte, avanzi di cibo e tracce di fuliggine. Un vero e proprio sacrilegio per un rifugio nato sessant’anni fa grazie all’impegno e alla passione di un gruppo di alpinisti.
«Abbiamo pensato di chiuderlo perché più volte lo abbiamo trovato in condizioni drammatiche», racconta con amarezza il presidente sezionale del Cai, Claudio Faimali. «Purtroppo c’è molta maleducazione e non è un caso isolato: succede anche altrove. I bivacchi sono strutture di emergenza, pensate per offrire riparo a chi si trova in difficoltà, e vanno rispettati». E invece qualcuno ha acceso fuochi all’interno, ha lasciato pezzi di formaggio e cocci di vetro. Un comportamento lontanissimo dallo spirito della montagna.
Nonostante tutto, però, il Cai ha deciso di non chiudere il bivacco, anche grazie al lavoro di chi si è impegnato per ripulire.
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