Micalizzi in Libano tra bombe e paura: "Ma il mondo è anestetizzato a tutto"
Redazione Online
|1 anno fa

Gabriele Micalizzi è tornato, questa volta dal Libano che conta 2.700 vittime in un mese e le altre sbriciolate che sfuggono al macabro pallottoliere. Vent’anni di guerra, per il fotoreporter. Di guerre. Una falange in meno dopo la Siria e un timpano che causa esplosioni fa ancora fatica a sentire (“Mi ripeti?”, chiede), il chiodo fisso del dover raccontare lontano dai “miti di carta”, come chiama chi al fronte vuole invece farsi vedere a tutti i costi.
“Alcuni e alcune sono malati di ego”. Lui, invece, lo fa per gli amici reporter persi sul campo (Andy Rocchelli in Ucraina, per dirne uno di cui ancora si aspetta giustizia e per il quale lo stesso Micalizzi è nella blacklist del Paese), due figlie che s’affacciano all’adolescenza (“Quando le guardo penso che essere padre è bellissimo”), la casa a Pianello e il collettivo di fotografia che è l’altro figlio, Cesura, in via Campo Sportivo.
Gli articoli più letti della settimana
1.
Radiologia, lo sforzo anti-Covid: "In emergenza oltre 40 tac al torace al giorno"
2.
May4th Be with You, tutto quello che c’è da sapere sullo Star Wars Day (e non solo)
3.
Lumezzane, finito il ciclo vincente del mago di Vernasca: Franzini esonerato
4.
Oltre 700 piante a dimora per ogni bimbo nato: 3.800 euro a Piacenza dalla Regione

