Senza pancreas e quasi senza Creon. "Chi abusa del farmaco lo lasci a chi ci vive"
Redazione Online
|2 anni fa

“Parlo per me, ma anche per altri. Dovremmo organizzare qualcosa, forse, per far sentire la nostra voce. Il farmaco Creon per tanti è vitale”.
Luigi Ghia, nella sua casa a Grazzano Visconti, racconta del tumore al pancreas da cui si salvò nel 2007 solo grazie al fatto che i chirurghi glielo asportarono tutto. Da quel giorno è iniziata una vita nuova, senza pancreas.
“Vivo con il Creon”, dice, come se la medicina che deve compensare gli enzimi pancreatici fosse una di famiglia. In effetti ci convive per un totale di cinque pastiglie al giorno e ora è preoccupato dalla distribuzione “contingentata”, che sembra non troverà rimedio fino a dicembre 2025.
Il primario di Gastroenterologia Giovanni Aragona invita chi non ne ha adeguato bisogno a lasciare le confezioni rimaste a chi ha invece urgenza di poter contare su quegli enzimi, come i malati di fibrosi cistica, gli oncologici, o chi soffre di pancreatite cronica: “A mio avviso gli enzimi sono stati prescritti negli anni in modo troppo sbrigativo, con indicazioni non chiare. Almeno nel 30 per cento dei casi, stando alle stime”, precisa.
Il dottor Aragona ricorda anche come sia in aumento purtroppo il tumore al pancreas: “Del tre per cento ogni anno”.
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