«La diagnosi in ritardo», muore un 57enne. Familiari fanno causa per un milione all’Ausl
L’uomo si era sottoposto a visita e accertamenti strumentali, con esito negativo. Dopo 9 mesi la scoperta: un tumore di 6 centimetri e mezzo

Simona Segalini
|2 mesi fa

Aveva l’aspetto di un malessere stagionale, ma in realtà era un tumore, e quando - a nove mesi di distanza dalla prima visita che non era parsa evidenziare nulla di preoccupante, secondo i medici - è stato finalmente diagnosticato, aveva già raggiunto uno stadio gravissimo.
Sono trascorsi quasi due anni tra la prima visita specialistica a cui un piacentino si era sottoposto all’ospedale di Piacenza e la sua drammatica morte. Il tempo è la variabile determinante di questa assurda storia sulla quale il Tribunale di Piacenza (sezione civile) a novembre sarà chiamato a far luce, per stabilire se si sia trattato di «un clamoroso caso di omissione di diagnosi», come la reputano i legali della famiglia dell’uomo, oppure se non esista alcuna responsabilità medica.
E’ stimata di circa un milione di euro la richiesta di risarcimento che a vario titolo arriverà dai familiari dell’uomo, morto alla fine del 2023, all’età di 57 anni.
Il malessere che lo aveva convinto a sottoporsi a una visita specialistica il 20 ottobre 2021 non era mai cessato, nonostante l’esito a dir dei sanitari negativo degli accertamenti compiuti in quell’ottobre di cinque anni fa. Nel processo civile che avrà inizio a novembre (l’udienza è fissata il giorno 3 dinnanzi al g iudice Antonino Fazio) la famiglia dello scomparso sarà assistita dallo studio legale degli avvocati Alberto Lenti e Beatrice Lenti, i quali hanno richiesto e ottenuto una perizia da parte del professor Alberto Lenzi di Milano. Citata in giudizio è l’Ausl, nessun medico in particolare.
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