Una giornata coi guardiapesca a caccia dei predoni del Po
C’è chi utilizza la corrente elettrica, congela i pesci siluro e li spedisce all’Est
Redazione
|1 anno fa

I guardiapesca della Fipsas a Piacenza solo l’anno scorso hanno fatto 32 servizi di vigilanza, tra Po, Nure, Trebbia e Arda
Sono quasi le quattro del pomeriggio. Il sole scotta. Ma a San Nazzaro, sulla riva del Po, per fortuna tira un venticello fresco; e il fiume scorre placido placido a fianco a noi.
Pochi passi e troviamo il primo pescatore, canna in mano e lenza in acqua. Si fruga in tasca e pesca la sua carta di identità. Ha più di 65 anni: per legge, non ha nemmeno bisogno della licenza. Giusto il tempo di dare un’ultima occhiata ai suoi documenti e abbiamo finito: tutto in regola.
Ma Gaetano Montenero, uno dei guardiapesca che oggi mi accompagna lungo il Grande Fiume, mi mette in guardia: «Magari - dice - fosse sempre così!».
Gaetano ha 65 anni, il pizzetto bianco e gli occhi un po’ stanchi, di chi ne ha viste di tutti i colori: «É da più di 15 anni che vado di pattuglia. Quando qualcosa non va, spesso c’è chi insulta, minaccia. Cosa ci dicono? Che ce la faranno pagare, cose così. E non parliamo di ragazzi, teste calde. Purtroppo parliamo di adulti».
Gaetano e gli altri 10 guardiapesca della Fipsas a Piacenza solo l’anno scorso hanno fatto 32 servizi di vigilanza, tra Po, Nure, Trebbia e Arda.
Leggi tutto l'articolo di Antonio Cavaciuti
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