Ex agente Fbi a Bettola per cercare il prozio morto
Stewart Fillmore ha raggiunto l’Appennino per ritrovare tracce del bombardiere americano precipitato tra il monte Osero e San Bernardino nel 1944
Federica Duani
|4 mesi fa

Da sinistra: Filippo Schiavi, Jena (moglie di Stewart Fillmore), Cristiano Maggi, Arrigo Francani e Stefano Terret - © Libertà/Federica Duani
«In punto di morte mia nonna pensava fossi suo fratello, morto qui vicino a Bettola nel 1944». Stewart Fillmore, ex agente dell’Fbi di Dallas, è arrivato nei boschi dell’Appennino piacentino per cercare le tracce del prozio Lindsay Corser, tenente bombardiere americano morto nella notte del 28 luglio 1944 a bordo di un Douglas A-20B precipitato tra il monte Osero e San Bernardino, nel territorio di Bettola.
Con lui c’erano la moglie Jena e i volontari del Gruppo Ricercatori Aerei Caduti (Grac), impegnati in una nuova perlustrazione dell’area dell’impatto. Dopo quaranta minuti di cammino nel bosco, tra vegetazione fitta e metal detector, il gruppo ha cercato soprattutto le piastrine di riconoscimento dei militari dispersi. Il cercametalli ha restituito piccoli frammenti dell’aereo e un cucchiaio senza manico, ma nessuna traccia decisiva.
«Mia nonna mi chiamava “LC”, come chiamavano lui in famiglia», racconta Fillmore. «Quando la andai a trovare in ospedale, a 96 anni, pensava fossi suo fratello».
L’ex agente americano, protagonista anche del programma televisivo Expedition Unknown, ha voluto ringraziare il Grac consegnando ai presenti una “challenge coin”, simbolo statunitense di amicizia e fratellanza.
Più che una ricerca di reperti, quella nei boschi di Bettola è stata una ricerca di memoria e legami: la dimostrazione che nemmeno ottant’anni riescono a cancellare certe storie familiari.
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