“Sentieri piacentini” riparte dal Penice: torna il viaggio lento tra natura e memoria
La nuova serie al via da questa sera, sabato 21 marzo, alle 20.20 su Telelibertà
Matteo Prati
|7 mesi fa

La vetta del Penice
Torna il viaggio tra natura, memoria e paesaggi dell’Appennino con la sesta edizione di Sentieri piacentini, in onda da questa sera, sabato, alle 20.20 su Telelibertà. Il progetto dell’escursionista e videomaker Roberto Salini riparte con otto nuove puntate dedicate alla scoperta lenta di vallate, borghi e cammini del territorio. La prima tappa conduce al Passo Penice, simbolico valico tra Valtrebbia e Oltrepò pavese, attraverso un itinerario ad anello attorno al Monte Penice fino al santuario di Santa Maria, a 1.460 metri di quota. Un percorso scelto per inaugurare la stagione perché luogo familiare e identitario, capace però di sorprendere a ogni ritorno con prospettive sempre nuove. Tra panorami che nelle giornate limpide arrivano fino alle Alpi e racconti legati al cammino, la puntata restituisce l’essenza del programma: riscoprire il Piacentino con lentezza, curiosità e uno sguardo capace di trovare poesia nei dettagli. Le puntate saranno disponibili anche on demand su liberta.it.
Roberto, da dove nasce ogni volta il bisogno di tornare in cammino e raccontare il territorio?
«Il desiderio non se ne va mai davvero: quando finisci un percorso pensi sia una chiusura, invece è solo una pausa. Camminare richiede fatica e preparazione, ma la passione resta più forte e il territorio continua a chiamarti. Sentieri piacentini nasce proprio da questa spinta: tornare negli stessi luoghi per guardarli con occhi nuovi. Anche viaggiare vicino a casa è un modo per capire meglio dove vale sempre la pena tornare».
«Il desiderio non se ne va mai davvero: quando finisci un percorso pensi sia una chiusura, invece è solo una pausa. Camminare richiede fatica e preparazione, ma la passione resta più forte e il territorio continua a chiamarti. Sentieri piacentini nasce proprio da questa spinta: tornare negli stessi luoghi per guardarli con occhi nuovi. Anche viaggiare vicino a casa è un modo per capire meglio dove vale sempre la pena tornare».
Questa nuova stagione segna un’evoluzione del programma: cosa cambierà per il pubblico?
«Ho cercato un racconto più lento e autentico, capace di ascoltare davvero i luoghi tra silenzi, incontri e imprevisti. Il programma diventa anche uno strumento pratico, con mappe più chiare per chi vuole ripercorrere gli itinerari. Nelle ultime due puntate affronterò inoltre due vie ferrate, con un approccio più tecnico e attenzione alla sicurezza».
«Ho cercato un racconto più lento e autentico, capace di ascoltare davvero i luoghi tra silenzi, incontri e imprevisti. Il programma diventa anche uno strumento pratico, con mappe più chiare per chi vuole ripercorrere gli itinerari. Nelle ultime due puntate affronterò inoltre due vie ferrate, con un approccio più tecnico e attenzione alla sicurezza».
Quale racconto emerge attraversando sentieri, borghi e montagne del Piacentino?
«Le otto puntate sono come le tappe di un unico cammino emotivo: ogni episodio è autonomo, ma insieme costruiscono un attraversamento del territorio, dalle vette alle colline. Ho esplorato luoghi nuovi e riscoperto mete già note, spesso sorprendenti sotto una luce diversa. Più degli incontri eclatanti restano le presenze silenziose — chi vive e custodisce questi luoghi — perché il territorio continua a esistere grazie alle persone. Spero che agli spettatori resti soprattutto il desiderio di uscire, camminare e ascoltare la terra».
«Le otto puntate sono come le tappe di un unico cammino emotivo: ogni episodio è autonomo, ma insieme costruiscono un attraversamento del territorio, dalle vette alle colline. Ho esplorato luoghi nuovi e riscoperto mete già note, spesso sorprendenti sotto una luce diversa. Più degli incontri eclatanti restano le presenze silenziose — chi vive e custodisce questi luoghi — perché il territorio continua a esistere grazie alle persone. Spero che agli spettatori resti soprattutto il desiderio di uscire, camminare e ascoltare la terra».
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