Poca acqua in Trebbia: «Ormai niente rafting», Sos per l’agricoltura
Tagliaferri e Maloberti (FdI) chiedono alla Regione di dichiarare lo stato di calamità. E l’effetto del rilascio dalla diga non c’è già più
Cristian Brusamonti
|3 mesi fa

- © Libertà/Pietro Zangrandi
L’acqua del Brugneto c’è, ma nel Trebbia quasi non si vede: tanta è la penuria di disponibilità idrica che soltanto qualche temporale di domenica pomeriggio è riuscito ieri a risalire leggermente la portata del fiume. Mentre i bagnanti non mancano, gommoni e canoe faticano. «Non c’è acqua sufficiente in estate per fare rafting nel Trebbia: bisogna smettere di pubblicizzare qualcosa che non esiste» lamenta sui social Enrico Malvicini, dell’associazione sportiva Rockandrivers. «Se si vogliono offrire attività acquatiche, bisogna adoperarsi per avere la navigabilità del fiume. Altro che impercettibili rilasci dalle dighe: non servono altri invasi, serve gestire meglio quelli già esistenti».
Intanto, per assicurare una maggiore disponibilità d’acqua anche all’agricoltura, attraverso una deroga al Minimo Deflusso Vitale, potrebbe essere necessario dichiarare lo stato di calamità agricola. È quanto chiede Fratelli d’Italia, con un’interrogazione del consigliere regionale Giancarlo Tagliaferri, condivisa con il consigliere comunale rivergarese Giampaolo Maloberti, sollecitando la Regione a verificare se sussistano le condizioni per avanzare la richiesta.
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