Vigolo, degrado al cimitero. «I nostri cari non lo meritano»
Verde incolto, tombe che si sgretolano, crocifissi consunti e lapidi illeggibili. «La nostra frazione sempre dimenticata»
Federica Duani
|6 mesi fa

«La fotografia di Vigolo Marchese è questa», dice una donna esasperata, indicando l’area intorno al cimitero della frazione di Castellarquato. L’occhio cade prima sul mazzo di fiori che la donna stringe in mano, bianco e rigoglioso, poi sullo stato di abbandono circostante. Si salva solo il vialetto centrale che, esclusi i portici, è in buona sostanza l’unico su cui si riesce a camminare. Tutt’intorno l’incuria del verde si potrebbe descrivere con una scala di aggettivi che, riportando la voce di alcuni cittadini, va dal disastroso all’osceno.

Dopo una segnalazione a Libertà, ieri abbiamo constatato le condizioni del camposanto: erba alta oltre un metro e quaranta, tronchi che sbucano dalle tombe, verde incolto ovunque si guardi. Tombe che si sgretolano e crocifissi in legno che si piegano al tempo. Il luogo che dovrebbe far memoria dei morti li conduce all’oblio nascondendone pure i nomi: sulla lapide di Pietro Ferrari si riesce a leggere la data di nascita, 25 novembre 1903, tutto il resto è sepolto sotto una macchia di lavanda secca, abitata da api e lucertole. «Vigolo è dimenticata da tutte le amministrazioni: anni fa, ai lati del vialetto, c’era il bosso, la pianta nota come “il martello” - continua la cittadina -. Si è ammalto, non hanno mai più messo nulla, poi promettono di intervenire invece la situazione è sempre questa».
Qualcuno allarga lo sguardo, spostandolo da quella che con un pizzico di ironia definisce Foresta Amazzonica: «Non è orribile solo l’interno del cimitero, ma anche l’esterno: un parcheggio pieno di buche con bidoni straripanti, spesso vandalizzati. Quando piove sono ancor peggio».
Fiori freschi e fotografie spolverate si notano, ma i familiari pensano come comunità: «È la nostra casa perenne, i nostri morti non se lo meritano».
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