Nei paesi dove i Tir passano in piazza. «Qui non si vive più»
Viaggio a Cortemaggiore, Villanova e Gragnano, attraversati da una provinciale che negli anni è diventata un’autostrada. «Finestre sbarrate e smog»

Paola Brianti
|9 mesi fa

Un camion nel centro di Cortemaggiore - © Libertà/Paola Brianti
In piazza dei Patrioti, Danilo Rocchetta indica un grosso mezzo carico di materiali infiammabili mentre sfiora i gradoni che portano al sagrato della Collegiata. Dice: «Se succede un incidente, qui finiamo tutti bruciati». Questa è Cortemaggiore, che le guide turistiche definiscono “suggestivo esempio di città ideale rinascimentale”, spesso aggiungendo “raro gioiello urbanistico”. Cinquecento anni dopo la sua progettazione, il cardo romano nord-sud che attraversa il centro storico ed era stato pensato per facilitare gli spostamenti, è diventata corsia preferenziale per i Tir.
Sulla provinciale 462R convergono mezzi pesanti da ogni area logistica della Bassa, qui li riconoscono dal colore: «Quelli gialli arrivano dalla Secca di Monticelli, i bianchi da San Pietro in Cerro, quelli gialli e blu dall’ex Rdb, alle porte del paese» spiega Luigi Ragazzi, che come referente per la Val d'Arda di Italia Nostra porta avanti da anni una battaglia contro i giganti a 14 ruote. «Questo è un centro storico protetto dalla Soprintendenza - dice alzando la voce per contrastare i decibel dei mezzi - per ogni intervento o restauro è necessario un parere. Com’è possibile che allo stesso tempo sia sottoposto a una simile brutalità di smog e vibrazioni?».
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