Welfare e assistenza quotidiana, «Serve una centrale di ascolto»
La necessità emersa al convegno “Caregiver: istruzioni per l’uso”
Thomas Trenchi
|5 mesi fa

«Serve una sorta di centrale di ascolto per raccogliere i bisogni personali ed elaborarli in una visione più ampia che consenta di costruire risposte sociali appropriate». L’input emerso ieri (giovedì 21 maggio) dal convegno “Caregiver: istruzioni per l’uso” è del presidente di Lilt Piacenza Franco Pugliese, che ha acceso i riflettori su una figura sempre più centrale nella tenuta del welfare e dell’assistenza quotidiana. Il caregiver è la persona che si prende cura in modo continuativo di un familiare fragile, anziano o malato.
Del tema si è discusso nell’incontro pubblico promosso da Cupla, Coordinamento unitario pensionati lavoratori autonomi, e appunto da Lilt, Lega italiana per la lotta contro i tumori, con il patrocinio del Comune di Piacenza e dell’Ausl, ospitato nella sala “Massimo Carpi” di Confcommercio. Il convegno è stato presentato da Gaetano Rizzuto, vicepresidente di 50&Più, con i saluti introduttivi di Franco Bonini, coordinatore Cupla. L’introduzione scientifica è stata affidata al professor Nicola Personeni, direttore di Oncologia dell’Ausl di Piacenza. A concludere l’assessora ai servizi sociali Nicoletta Corvi.
La psiconcologa Camilla Di Nunzio ha posto l’attenzione sulla necessità, per il caregiver, di prendersi cura anche di se stesso: «È importante ricordare che il caregiver è colui che sta accanto al paziente e vive con lui tutto il percorso a 360 gradi. Per poterlo sostenere in modo sereno, è fondamentale che si ritagli momenti personali». Sul piano emotivo si è soffermata anche la neuropsicologa e psicoterapeuta Nicoletta Porcu: «Per poter accedere a tutti i servizi del territorio è fondamentale che il caregiver riconosca il proprio diritto a chiedere aiuto».
Durante il convegno”, la psiconcologa Michela Monfredo ha illustrato i risultati di una ricerca promossa da Lilt Piacenza su un campione di 30 caregiver. «Ciò che è emerso – osserva l'esperta – è che anche un percorso di counseling, composto da pochi colloqui di supporto psicologico, aiuta il caregiver a percepire meno il carico assistenziale ed emotivo legato alla cura. Il percorso permette di sentirsi meno soli, di acquisire maggiori risorse personali, di legittimarsi spazi per sé stessi e - conclude Monfredo - di migliorare la comunicazione con il paziente».

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